Visualizzazione post con etichetta astrofotografia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta astrofotografia. Mostra tutti i post

lunedì, settembre 18, 2017

La NASA è cattiva e scatta le foto in bianco e nero


Leggendo i deprimenti commenti sotto le notizie di scienza su Facebook o gustandomi i più scandalosi articoli complottari sul web  mi sono imbattuto in un'obiezione piuttosto comune che, come sempre, sarebbe la prova che la NASA è malvagia e falsifica le foto, nascondendo ad esempio i veri colori di Marte.

Proprio loro: le foto in bianco e nero, nel 2017

Molti complottisti dicono che la NASA scatta di proposito delle foto in bianco e nero per non farci vedere, ad esempio, come Marte sia ricoperto di lussureggianti foreste. Sul serio, NASA? Fai complotti mondiali e ti fai sgamare così? Il mondo sta andando a rotoli! Ma partiamo dal principio: spesso sul web ci capita di vedere foto come quella qui sotto, di Saturno.

Crediti NASA - JPL/Caltech - Ian Regan
Belle colorate e suggestive, come ci piacciono tanto. Ma se facciamo un giro sulle gallerie delle foto RAW (ovvero grezze) della missione Cassini ci troviamo davanti questo:


Le foto sono tutte in bianco e nero, e non c'è traccia dei bellissimi colori di Saturno. Stanno forse cercando di nasconderci qualcosa?

"Ma davvero, NASA? Non solo falsifichi i colori, ma te ne vanti pure mettendo online tutte le foto originali scattate in bianco e nero? "

La questione è ovviamente meno misteriosa di quanto sembra e - spoiler - la NASA non nasconde i veri colori dei pianeti! Le foto sono effettivamente scattate in bianco e nero, ma c'è un motivo di fondo che sfugge ai complottisti: tutte le foto che scattiamo con qualunque apparecchio fotografico, sia esso una reflex o un cellulare, sono in origine immagini in bianco e nero! Questo perché un sensore digitale, che è praticamente un insieme di pezzettini di silicio che contano i fotoni che gli cadono addosso, non riconosce la lunghezza d'onda (quindi il colore) della luce che lo colpisce: semplicemente a ogni pixel viene assegnato un valore proporzionale al numero di fotoni raccolti che poi viene tradotto nella sua luminosità. Ma allora da quale stregoneria arrivano i colori?

Partiamo da queste tre foto: sono ovviamente in bianco e nero.


Se però coloriamo di rosso, blu e verde le tre foto e le sovrapponiamo in photoshop... Otteniamo l'immagine originale a colori!


Questa magia nera avviene perché davanti al sensore (che ricordo essere monocromatico) della fotocamera è presente una griglia di bayer: è una maschera composta da microscopici filtri colorati rispettivamente di rosso, blu e verde che sono posizionati davanti ai pixel in modo che questi possano catturare solamente fotoni di un colore specifico. 


Il risultato è un'immagine in bianco e nero della quale però sappiamo esattamente quali sono i pixel che hanno raccolto il rosso, quali hanno raccolto il verde e quali hanno raccolto il blu. Tramite un processo che si chiama "debayering" (che non è quello che ho fatto io con photoshop, ho semplicemente sovrapposto brutalmente le tre foto) si arriva quindi a un'immagine a colori naturali. Un effetto analogo si può ottenere scattando una foto con un sensore monocromatico al quale viene anteposto un filtro colorato. Scattando tre foto, una con filtro rosso, una con filtro blu e una con filtro verde e sovrapponendo i tre canali si ottengono le foto. Le sonde spaziali utilizzano proprio questa tecnica! Questa ad esempio è una foto di Saturno che ho elaborato per conto mio, prendendo i RAW da qui.





A questo punto potrebbe in effetti sorgere una domanda: perché non dotare le sonde spaziali di griglie di bayer in modo da non dover fare scatti separati? Ci sono un paio di motivi: per prima cosa la matrice di bayer impone di scattare in RGB, mentre con un sensore "nudo" si possono fare scatti anche con filtri diversi, che possono mettere in risalto dettagli differenti (guardate come si vede bene l'esagono di Saturno con un filtro metano II, ad esempio!)


In secondo luogo, usando la griglia di bayer si limita l'informazione che si può acquisire con una singola foto, perché i tre canali RGB non impiegano tutti i pixel che offre il sensore. Utilizzando un filtro esterno quindi si può massimizzare la risoluzione delle immagini, che non è poca cosa, visto che costruire un sensore ottimizzato per funzionare nello spazio è tutt'altro che facile o economico! Quindi, se nella vita di tutti i giorni un sensore con matrice di bayer è molto utile (in effetti sarebbe un po' scomodo avere sul cellulare una ruota portafiltri e dover scattare tre foto ogni volta che si vuole fotografare il proprio gatto), nell'esplorazione spaziale rappresenta invece un grosso limite, anche perché Saturno è decisamente meno imprevedibile di un gatto poco fotogenico.

In conclusione spero di aver soddisfatto la vostra curiosità, nel caso vi foste mai chiesti perché le foto grezze sono state scattate in bianco e nero. Nel caso foste dei complottisti, invece, vi do un consiglio da amico: smettetela di usare questa cosa come argomentazione, che fate solo brutte figure! 



giovedì, dicembre 08, 2016

Primo quarto e Rupes Recta

Lo so, la situazione di questo blog nell'ultimo mese è stata più o meno questa... 

Ma tra l'algebra lineare e le nuvole cosa potevo fare di più?

Ieri sera, 7 dicembre, c'era un bel primo quarto di Luna splendente in cielo: sistemato il telescopio, che adesso è dotato anche di una pratica batteria per alimentarlo anche nelle zone più impervie, ho spiato un po' il nostro satellite naturale.

Per prima cosa ho fatto qualche scatto con la reflex .




(nessuna reflex è stata maltrattata, insultata o posizionata al fuoco diretto del telescopio senza nessun genere di adattatore tenendola con una mano davanti al portaoculari mentre con l'altra mettevo a fuoco per la realizzazione di questo scatto)



Non posso di certo lamentarmi! Visto il metodo di scatto poco ortodosso (e un po' ignorante) il risultato mi aggrada parecchio, si vedono anche le sfumature di blu e arancione sui diversi mari lunari!





Subito dopo, blocco da disegno alla mano, ho puntato la Rupes Recta e ho iniziato a disegnare. La Rupes Recta è una scarpata lunga un centinaio di kilometri, il suo nome deriva dal fatto che è, per l'appunto, retta. In questa fase, quindi, all'interno di un grosso cratere si può vedere un taglio scuro nettissimo, che è l'ombra proiettata da questa curiosa formazione lunare. Purtroppo il seeing non mi ha permesso di vedere troppi dettagli, ma anche in questo caso il risultato non mi dispiace.





Sperando in un buon meteo per le vacanze di Natale, visto che in corrispondenza ci sarà il novilunio, alla prossima osservazione! 

Piccola comunicazione di servizio: andando sul sito dell'osservatorio di Campo Catino alla voce ricercatori troverete anche la mia brutta faccia!


domenica, giugno 05, 2016

Astronomia decisamente non da balcone: notte bianca all'osservatorio!

Scrivo questo post reduce da una nottata passata in osservatorio: è la prima volta quest'anno che riesco ad osservare qualcosa dal bellissimo cielo di Campo Catino, dato che le ultime volte (fatta eccezione della serata tematica su Marte, di cui parlerò in seguito) il meteo è stato davvero poco clemente!


Arrivato in macchina con il Direttore, il tempo era tutt'altro che bello: nuvole ovunque e pioggia. Più tardi ci hanno raggiunto Ugo e Gianluca, altri due membri dello staff, che avevano in programma una bella serata di astrofotografia. 

All'ora di cena il cielo era ancora coperto, e mentre mangiavamo le speranze andavano via via affievolendosi.

Finito di mangiare, intorno alle 21.15, sono uscito e ho trovato il paradiso: tutte le nuvole, per chissà qualche miracolo divino, hanno lasciato il posto ad un cielo limpidissimo, dove tra le ultime luci del crepuscolo brillavano Marte a est e Giove a sud-ovest. 

Pregustando la notte di osservazioni accogliamo il gruppetto di visitatori che aveva prenotato per la serata: tra di loro c'era anche qualche astrofilo che ha ben gradito la vista di Giove, Marte e Saturno nel rifrattore apocromatico da 25cm e oggetti deep sky come M13 ed M51! Nel frattempo io facevo su e giù tra cupola e piano terra, facendo foto al cielo con la reflex.

Gianluca ha installato sulla mia reflex Magic Lanter, un firmware che sblocca molte funzioni utili come l'intervallometro per i time lapse e le pose più lunghe di 30 secondi, tutto questo senza dover per forza collegarla ad un computer o ad un apparecchio acquistato a parte. Per questo mi sono cimentato negli Star trail: sono semplicissimi da fare! Basta impostare una posa da 10 minuti sulla reflex e abbandonarla sul ciglio della strada per un po'. Risultato garantito!


Questa invece è la regione di Via Lattea tra Sagittario e Scorpione, dove spiccano Saturno e Marte.

 
Quando i visitatori se ne sono andati è iniziata la nottata osservativa: primo obiettivo, Marte! Mentre Ugo e Gianluca riprendevano il pianeta con una webcam al fuoco diretto del 25cm, io lo disegnavo con l'80. Il seeing non era granché, per quanto riguarda Marte infatti ho trovato molto più vantaggioso l'uso del rifrattore. Questo è più o meno ciò che ho visto:


Poi siamo passati a Saturno. Il seeing nel frattempo era migliorato, quindi ho osservato dal rifrattore mentre gli altri lo riprendevano dall'80cm. Una vista davvero stupenda: il rifrattore restituisce un'immagine chiarissima, e gli anelli sono perfettamente definiti. La divisione di Cassini è lampante, e alle anse forse ho intuito la lacuna di Encke. Non ho fatto un disegno perché non so disegnare un'ellisse a mano libera, e purtroppo gli anelli con questa apertura hanno proprio quella forma. In compenso ecco una foto scattata al fuoco diretto!


Finite le riprese, con l'aiuto di Gianluca che mi ha dato supporto tecnico e morale ho iniziato a fare qualche foto con la reflex collegata al fuoco diretto del telescopio con l'anello T2 che mi ha gentilmente prestato. Questi sono stati i risultati:




L'ammasso di Ercole dà il meglio di sé anche con un'esposizione molto breve, dieci in totale. Questa foto è il risultato di venti pose da 30 secondi.
 M51 è una bellissima galassia a spirale che interagisce con la più piccola NGC 5195. Si chiama anche galassia Vortice, perché è la prima in cui fu osservata una struttura a spirale da Lord Rosse, a metà '800. Questi sono venti scatti a 1600 iso, pochi, infatti la foto è piuttosto rumorosa.

 NGC 7008, nota anche come nebulosa feto, è una bella nebulosa planetaria nel Cigno che ha questa strana forma che ricorda quella di un feto, anche se in questa foto sembra più un fagiolo fantasma.

L'ultima foto ritrae la nebulosa Velo, un diafano resto di supernova nel Cigno. Pur essendo facilmente visibile nel telescopio da 80cm, stenta a staccarsi dal fondo cielo rumoroso con sole 10 pose.







Vi consiglio di scorrere le foto rapidamente una dopo l'altra, giusto per notare come io non sappia bilanciare il colore del fondo cielo.

Tra una foto e l'altra ho anche disegnato qualche oggetto che mi è particolarmente piaciuto. M51 è stato il primo disegno della serata, completato piuttosto in fretta. Lo prenderei un disegno della prima impressione: questo è esattamente ciò che ho visto nei primi cinque secondi che ho messo l'occhio nell'oculare. 


Si vedeva benissimo la struttura a spirale, però la connessione dei bracci con il nucleo non è stata subito lampante, mi ricordava un disegno che Herschel fece di questa stessa galassia, in cui vedeva un anello che circondava il nucleo. Sono sicuro che passando più tempo all'oculare, magari con un migliore adattamento al buio, mostrerebbe molti più dettagli.



Un altro oggetto che mi è piaciuto tanto è la nebulosa Omega, nel Sagittario: non ho mai capito perché si chiami Omega, effettivamente non sembra nemmeno lontanamente una lettera greca. In compenso sembra un cigno, che è un altro suo soprannome. 






Molto luminosa, davvero bella, immersa in un ricco campo stellare. E' divisa da parecchie "venature" scure e ci sono tre o quattro nubi di gas più piccole staccate da quella principale.

Tra una cosa e l'altra sono stato fino alle 4 del mattino ad osservare, quando tra velature e i primi chiarori dell'alba sarebbe stato poco produttivo, dopodiché mi sono chiuso nel sacco a pelo facendomi ben tre ore di sonno.

Alle prossime osservazioni!

venerdì, maggio 27, 2016

Marte in opposizione!

Ogni due anni Marte, percorrendo la sua orbita a circa 230 milioni di kilometri dal Sole, si ritrova alla minima distanza dalla Terra. Questo fenomeno avviene quasi in contemporanea alla sua opposizione: la sua elongazione raggiunge i 180°, va a trovarsi quindi nella parte di cielo opposta al Sole.

Marte ripreso dal telescopio spaziale Hubble
Con un ciclo di circa 12 anni si succedono opposizioni "afeliche" e "perieliche". 
In un'opposizione perielica (lo sarà quella del 2018), Marte è più vicino al Sole e la distanza dalla Terra è minima, intorno ai 55-60 milioni di kilometri, e il suo diametro apparente raggiunge i 25 secondi d'arco, un po' più della metà del diametro del disco di Giove.  Nelle opposizioni afeliche alla sua minima distanza Marte si trova nel punto più lontano dal Sole, la distanza dalla Terra è maggiore (circa 100 milioni di kilometri) e il suo diametro è circa la metà rispetto a quello di un'opposizione perielica, intorno ai 14 secondi d'arco. Quest' immagine trovata sul web spiega molto bene i concetti di opposizione afelica e perielica:


L'ultima opposizione afelica si è verificata nel 2012, che è stata tra l'altro la prima che ho seguito costantemente, realizzando alla fine una mappa della superficie che è stata anche pubblicata sul sito "Astronomy Sketch Of the Day", bellissimo sito di disegno astronomico che purtroppo da alcuni mesi ha smesso di pubblicare nuove immagini. (Link al post dell'opposizione 2012)

Quest'anno Marte si trova ad una distanza di circa 70 milioni di km, non alla minima distanza possibile, ma presenta comunque un diametro considerevole, che permette di osservare una buona quantità di dettagli con un telescopio da 20cm di diametro. Ecco quindi gli ultimi disegni!




In questo disegno del 16 maggio Marte mostra la sua faccia più "piatta", con le regioni di Amazonis e Tharsis, con il mare Sirenum che taglia la zona sud del pianeta, e a Ovest il mare Cimmerium prossimo al tramonto. 




Il 22 maggio inizia a comparire dal bordo Est il mare Erythraeum e la regione del Solis Lacus, una distesa scura che cambia spesso forma con l'avvento di tempeste di polvere che spostano la sabbia che ricopre le regioni circostanti. Questo era l'aspetto del pianeta proprio nel giorno della sua opposizione!





Il 26 maggio invece, le cose iniziano a farsi più interessanti: Marte ci mostra la sua faccia più ricca di dettagli, con il mare Erythraeum a Sud e il Niliacus Lacus che compare a Ovest in mezzo alle foschie mattutine.








La calotta polare Nord è molto piccola, perché con l'arrivo dell'estate marziana il ghiaccio di anidride carbonica sublima, arricchendo la tenue atmosfera. A sud, le grandi piane sono spesso ricoperte da una foschia molto chiara, mentre ai bordi Ovest e Est ho osservato più o meno sempre le nubi di cristalli di ghiaccio che si formano all'alba e al tramonto nei pressi dell'equatore.


Mi sono anche divertito a fare qualche foto al pianeta con la reflex in afocale. I disegni sono molto meglio, ma perché no, ogni tanto è bene variare! Ho anche provato a riprendere dei video con la reflex per poi sommare i frame con software come registax o autostakkert, ma purtroppo il formato dei file non è quello giusto.




Ovviamente l'opposizione non è finita qui: Marte sarà ben visibile per diversi mesi, spero che il tempo migliori un po' e mi permetta di osservare una rotazione completa del pianeta per poter disegnare un'altra mappa della superficie!







lunedì, maggio 09, 2016

Il transito di Mercurio!

Mercurio è il pianeta più vicino al Sole, a soli 58 milioni di kilometri di distanza impiega 88 giorni per compiere la sua orbita. Quando Sole, Mercurio e Terra sono allineati, si verifica un transito: per diverse ore si può osservare un pallino nero che lentamente attraversa il disco solare. Avviene tredici volte ogni secolo, decisamente meno raro del transito di Venere (che accade solo due volte al secolo), potremmo quasi dire che sia la sua versione in miniatura! Il diametro angolare di Mercurio durante il transito, infatti, è di solo 12 secondi d'arco, invisibile ad occhio nudo, salvo eventuali superpoteri/magie nere, mentre Venere è facilmente osservabile senza strumenti. Ho ripescato una vecchia foto del transito del 2012, giusto per rendersi conto della differenza...

Transito di Venere
Transito di Mercurio (il puntino nero in basso)
Il transito è iniziato alle 13.12, per non perdermi l'inizio sono uscito un'ora prima da scuola! Ho usato il fidato telescopio da 114mm con filtro astrosolar sulla montatura del C8, ricoperta per intero da un costosissimo materiale isolante ad alta tecnologia per evitare surriscaldamenti, carta stagnola. Ho scattato foto ad intervalli più o meno regolari fino alle 18.30, quando sono andato in palestra mentre il sole si immergeva nelle schifose velature che coprivano l'orizzonte. Il transito non sarebbe comunque stato visibile per intero dall'Italia, dato che le ultime fasi sarebbero avvenute dopo il tramonto. Alla fine, montando insieme tutte le foto, ho ottenuto questo!



 Tutte le foto sono state scattate con la mia Canon 1100D in afocale con l'oculare da 25mm, corrispondenti a 40 ingrandimenti.

Se per il prossimo transito di Venere dovremo aspettare più o meno la nostra prossima vita, Mercurio si farà vedere di nuovo davanti al nostro Sole nel 2019: ti aspettiamo!

venerdì, maggio 06, 2016

Giove, Marte e Saturno ribollenti!

Aspettando che maggio si renda conto di non essere marzo e che il meteo smetta di divertirsi alle mie spalle, in un paio di serate libere dalle nubi ho fatto un po' di osservazione planetaria dal balcone: Giove adesso è alla massima altezza appena tramontato il sole, e più tardi la sera iniziano a fare capolino tra le stelle dello Scorpione altri due pianeti, Saturno e Marte.

Le sere del 2 e del 5 maggio ho compiuto le prime osservazioni di Marte di questa opposizione. Ho atteso la mezzanotte per aspettare che spuntasse dai tetti delle case che lo coprivano, ma era comunque estremamente basso, in mezzo alle peggiori turbolenze atmosferiche che si potessero immaginare: nonostante ciò, pian piano, ho distinto alcuni dettagli della sua superficie. Ecco il disegno! Si vedeva facilmente la Syrtis Major, una distesa scura di rocce vulcaniche. Subito sotto , invece, una macchia molto chiara, tendente al giallino, che a prima vista ho preso per la calotta polare. E' Hellas, il secondo cratere più grande di Marte, molto luminoso a causa del continuo movimento di polvere sollevata dai venti. A Nord compariva invece una piccola calotta polare di ghiaccio di anidride carbonica, mentre a est tramontava la Piana Acidalium.


Marte ruota su se stesso in circa 24 ore e 37 minuti, leggermente più lento della Terra: osservandolo tutte le sere alla stessa ora si vedrà sempre una porzione di superficie leggermente diversa.

Questa invece è una foto che ho fatto in afocale con la mia reflex.



La sera del 5 maggio ho osservato anche Giove, che nonostante l'aria molto agitata ha mostrato bei dettagli. Poco sotto alla banda temperata nord compariva un piccolo puntino scuro: pensavo fosse l'ombra di qualche satellite, invece era Ganimede, la luna più grande di Giove! Chissà se con un'aria più ferma si potrebbe vedere qualche dettaglio su questa luna...


La stessa sera della prima osservazione di Marte, il 2 maggio, ho dato anche uno sguardo a Saturno, al quale ho scattato un'altra foto sempre in afocale.


E con queste prime interessanti osservazioni spero che il cielo di questo mese non deluda!

martedì, gennaio 19, 2016

Ciao Catalina!

L'altro ieri sera, 17 gennaio 2016, ho posizionato in balcone il telescopio con l'intenzione di fotografare uno sfuggente corpo del Sistema Solare: la C/2013 US10 Catalina. Questa cometa ha dato spettacolo negli ultimi mesi, raggiungendo una ragguardevole magnitudine che l'ha resa visibile anche ad occhio nudo, sotto cieli bui, e facilmente osservabile con binocoli e telescopi.

Ci tenevo particolarmente a fotografarla almeno una volta perché quella sera si trovava alla minima distanza dal nostro pianeta, a circa 108 milioni di km prima di allontanarsi definitivamente. Se comete come la Halley, la Enke, o la Churyumov-Gerasimenko hanno un'orbita che le porta periodicamente vicino al sole, la Catalina è di tipo non periodico, una cometa che, perturbata dalla sua orbita originale, si tuffa a capofitto verso il sistema solare interno per la sua prima e ultima volta, per poi essere scagliata nello spazio interstellare. Un piccolo corpo ghiacciato alla deriva nella galassia, che, chissà, in futuro sarà un souvenir del nostro sistema planetario intorno a qualche altra stella.

Questa è l'elaborazione di una singola foto: brutta e rumorosa, ma la cometa si vede, e così la sua coda a ventaglio. Mostra un bel colore verde, tipico di molte comete, la coda è rossa ma non ho idea del motivo, non dovrebbe esserlo! Sulla destra si vede invece, molto luminosa, la coppia Mizar-Alcor nell'Orsa Maggiore.


Successivamente ho fatto vari scatti nell'arco di circa un'ora, e una volta uniti questo è stato il risultato: lo spostamento della cometa, che si muove a 35000 km/h, si vede chiaramente.


Nell'animazione si vede come tutte le stelle nel campo ruotino, questo è dovuto alla mia montatura altazimutale.Tra l'inquinamento luminoso di Frosinone e la mia attrezzatura che tutto sommato non è adatta alla ripresa astronomica, va benissimo così.

Nel frattempo, Giove fa capolino nella tarda serata a Est, avvicinandosi all'opposizione. Si avvicina un nuovo periodo di stalking planetario...

giovedì, dicembre 03, 2015

Orione dal Balcone

Ecco l'ultimo esperimento fotografico dal balcone, realizzato con il mio ormai ben collaudato metodo di inseguimento fotografico in piggy back a supporto cheratinizzato biologico.

Rispetto alle ultime fotografie però c'era una difficoltà in più: la luce. Lampioni ovunque che rendevano la ripresa degli oggetti deboli veramente ostica. Per fortuna l'obiettivo della serata era piuttosto luminoso, trattandosi della grande Nebulosa di Orione. Fissata la reflex al telescopio, ho iniziato a riprendere: venti pose da 30" e dieci da 15", più i rispettivi dark. Una volta sommate le immagini con Deep Sky Stacker il risultato era davvero deludente: la nebulosa era appena visibile immersa in un oceano di terrificante arancione, tipico delle lampade al sodio di Frosinone. Dopo un estenuante lavoro di elaborazione con Gimp sono riuscito a tirar fuori qualcosa di decente.


Oltre alla nebulosa di Orione, appena alla sua sinistra si vede la piccola M43, in alto in corrispondenza di un ammasso aperto si intravede Ngc 1977, una debole nebulosa a riflessione, mentre vicino ad Alnitak (la stella luminosa in alto a sinistra) compare la nebulosa Fiamma. Nelle sue vicinanze c'è anche la celebre nebulosa Testa di Cavallo, chissà se da un cielo più buio riuscirei a riprenderla?

Qui sotto la stessa immagine ma con i vari oggetti segnati.


Alla prossima osservazione!

martedì, ottobre 20, 2015

Marte, Giove, Venere: la danza dei pianeti!

In questi giorni Giove, Marte e Venere si trovano prospetticamente vicini dal nostro punto di vista dando luogo ad una serie di congiunzioni più o meno strette veramente suggestive.

La prima congiunzione c'è stata il 9 ottobre, quando il quadretto era arricchito da una sottile falce di Luna. E' valsa la pena svegliarsi presto! La foschia purtroppo ha reso l'immagine un po' impastata, nascondendo in parte la luce cinerea.



Ieri mattina, 18 ottobre, sveglia alle 5 di nuovo: Marte e Giove si sono avvicinati fino a poco meno di mezzo grado di distanza, in circostanze simili alla congiunzione tra Giove e Venere del 30 giugno. 


Per la prima volta ho osservato questi due pianeti vicini, nello stesso campo: Giove grande, accompagnato come sempre dalle sue quattro lune, e in un angolino un piccolo cerchietto rossiccio, Marte, ancora lontano dall'opposizione. Su Giove si vedevano facilmente le bande equatoriali e le zone scure polari, mentre su Marte ho intravisto una piccola calotta polare bianca. Ecco cosa ho osservato all'oculare:



Il movimento di questi pianeti ovviamente continua: nei prossimi giorni si potranno vedere tutti e tre allineati all'alba, uno spettacolo da non perdere, per cui varrà alzarsi un po' prima la mattina!

venerdì, agosto 21, 2015

Diario astrofotografico

Negli ultimi giorni mi sono messo in testa di iniziare a fare qualche foto decente, con la scusa del buon cielo di Sgurgola. Ecco una cronaca di questi giorni di sperimentazioni: primi, timidi e maldestri passi nella fotografia astronomica. Vediamo come un Giovanni nel suo ambiente naturale si comporta di fronte a una reflex.

Prima serata, 16 agosto 2015

Attrezzatura: Reflex, cavalletto cinese, gatto.

Il cavalletto cinese ovviamente rotto e tenuto insieme con un po' di scotch, giusto per rendere la sfida ancora più difficile, perché a me piacciono le sfide! Con solo il cavalletto, senza insegumento, ho fatto pose da 11 secondi a 55mm di focale, con la speranza di catturare qualche fotone che non aveva niente di meglio da fare che colpire il CCD della mia macchina fotografica. Contro ogni mia aspettativa, qualcosa l'ho effettivamente fotografata! Utilissima è stata la scoperta dello scatto continuo della reflex che mi permette di scattare in automatico dieci foto di fila, senza dover premere il pulsante ogni volta. Il mio gatto è stato sempre di compagnia strusciandosi sul cavalletto facendo venire le foto mosse, oppure saltandomi addosso all'improvviso facendomi prendere un colpo.

Ecco il risultato delle pose su M31, la Galassia di Andromeda. Meglio di come l'abbia fotografata in precedenza, ma è comunque poco contrastata e rumorosa. Inoltre la mancanza di un inseguimento allunga un po' le stelle.


Questa è NGC 7000, la nebulosa Nord America, che è saltata fuori dai file Raw più facilmente di quanto pensassi! Urge un'osservazione visuale...




Seconda serata, 17 agosto 2015

Attrezzatura: Reflex, telescopio, una cinta e tanta fantasia. E un gatto.

La sera del 17 agosto, l'illuminazione: non posso fare pose inseguite, ma se riuscissi ad attaccare la reflex in parallelo al telescopio potrei farlo! Presa una vecchia cinta, il raccordo del cavalletto e mio padre, mescolandolo a tante puntate di Art Attack viste da piccolo, è uscita fuori questa meraviglia tecnologica! Vi consiglio di munirvi di pop corn e un'aranciata fresca per godervela al meglio.


 


Il risultato è stato migliore di quanto mi aspettassi: la reflex è ancora integra, è rimasta ben salda ancorata sul tubo senza muoversi. Allineato il telescopio e dopo averlo un po' bilanciato, l'inseguimento è stato praticamente perfetto. Per la prima volta stelle puntiformi!





Ho tentato un'altra ripresa su NGC 7000, per fare anche un confronto con la precedente foto. Il risultato è stato decisamente migliore!




Con Andromeda sono arrivate le prime imprecazioni: perché diavolo la foto è così rumorosa? Ho provato tutti gli allineamenti e le impostazioni possibili di Deep Sky Stacker, ho tentato tutte le elaborazioni che conoscevo... Ma niente. Il risultato era sempre un guazzabuglio di rumore, dal quale la Galassia faceva fatica a divincolarsi. Con l'elaborazione di Nunzio Micale, che in astrofotografia è decisamente più ferrato di me, ho salvato questa foto dal cestino. Andiamo un po' meglio! Alla fine ho scoperto il problema di tutto questo rumore: troppi pochi ISO. Li avevo mantenuti a 200 pensando di avere un rumore più basso, ma allo stesso tempo il segnale dalla galassia era molto minore. Quindi per metterla in risalto saltava fuori anche tutto il disturbo.


Ecco poi una foto del campo stellare tra la Freccia e la Volpetta. Si vede a destra l'attaccapanni, un simpatico asterismo a forma di stampella (in questo caso rovesciata). Facendo più attenzione al centro compare, piccolissima, la Nebulosa Manubrio! Anche a 55mm di focale sfoggia la sua tipica forma bilobata e il colore verde-azzurro.





Anche stavolta non è mancato il gatto che ha pensato bene di farmi rischiare un infarto prendendomi alle spalle mentre allineavo il telescopio.

Terza serata, 20 agosto 2015.

Attrezzatura: Reflex, telescopio, computer, stavolta senza gatto.

Questa sera attrezzatura astrofotografica da assalto: reflex sul telescopio, collegata al mio computer con il software per controllarla in remoto. Lo scopo era fare esposizioni più lunghe dei soliti 30 secondi, con degli ISO più alti per correggere gli errori della scorsa serata. Opto per pose da due minuti a 1600 iso.

Riproviamo la nebulosa Nord America per la terza volta: venti pose da due minuti, un totale di quaranta minuti di posa. Grazie alla funzione timer ho dato il via alle esposizioni e sono andato a farmi i fatti miei. Ora si che si ragiona!


Stesso vale per la galassia di Andromeda. Quaranta minuti anche per lei, finalmente si stacca come voglio dal fondo cielo mostrando le sue caratteristiche principali tra cui i bracci a spirale di polvere scura. 
 

 Questi sono i risultati di queste serate di duro lavoro: credo proprio che ricomincerò a disegnare.